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Non riesco a decidere: cosa c’è dietro le decisioni rimandate

Cambiare lavoro, finire una storia, dire una cosa a qualcuno. Rimandare ha una sua logica, e di solito non è pigrizia.

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Non riesco a decidere: cosa c'è dietro le decisioni rimandate
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Come si riconosce una decisione rimandata

Non sempre ce ne accorgiamo. Rimandare sa travestirsi da prudenza, da realismo, da “non è il momento”. Qualche scena tipica:

  • Ogni sera apri gli annunci di lavoro, li scorri e chiudi tutto.
  • Chiedi consiglio a tre amici diversi, e alla fine non segui nessuno dei tre.
  • Fai la lista dei pro e dei contro, e per qualche strana ragione finisce sempre in parità.
  • Ti dici “dopo le vacanze”, “quando le cose si calmano”, “quando avrò le idee più chiare”.
  • Pensi alla stessa decisione da mesi, e ogni volta ti sembra di ricominciare da capo.

Se ti ritrovi in queste scene, non è indecisione di carattere. È un meccanismo, e come ogni meccanismo si può smontare.

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Rimandare è già una risposta

Chi rimanda raramente non sa cosa vorrebbe. Più spesso sente due spinte opposte e nessuna delle due ha il permesso di vincere. Una dice “devo”, l’altra dice “ho paura”. Nel frattempo il tempo passa e il rimandare diventa esso stesso una scelta, solo che nessuno l’ha firmata.

Un’immagine dal teatro. Un attore resta in quinta, con il costume addosso, aspettando di sentirsi pronto per entrare. Ma lo spettacolo non si ferma: la scena va avanti anche senza di lui. Qualcun altro dice le sue battute, oppure le improvvisa il caso. Rimandare una decisione funziona così: la storia continua, solo che non sei tu a scriverla.

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Il gioco del “Sì, ma”

Berne descrisse i giochi psicologici: scambi che si ripetono, con un esito prevedibile. Uno dei più noti è il “Sì, ma”. Chiedi un consiglio, ricevi proposte sensate, e a ognuna rispondi “sì, ma”. Alla fine nessuna soluzione funziona e tutti restano dove erano. Non è cattiva volontà: il gioco serve a evitare il rischio di scegliere e di sbagliare da soli.

Riconoscerlo cambia già qualcosa. Quando ti accorgi che stai dicendo “sì, ma”, puoi fermarti e chiederti cosa stai proteggendo.

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Le spinte che bloccano la scelta

L’Analisi Transazionale descrive le spinte: messaggi interiorizzati da piccoli che ci promettono di stare bene, se li rispettiamo. Taibi Kahler ne ha individuate cinque. Davanti a una decisione, tre si fanno sentire più delle altre:

  • Sii perfetto: la scelta deve essere quella giusta, senza margine di errore. Siccome la scelta perfetta non esiste, non ne fai nessuna.
  • Compiaci: qualunque decisione scontenterà qualcuno. Meglio aspettare, così nessuno resta deluso, tranne te.
  • Sforzati: continui a pensarci, a informarti, a valutare. Ti dà la sensazione di lavorarci, ma la fatica prende il posto della scelta.

Riconoscere quale spinta parla più forte è utile: ti dice che cosa hai paura di perdere, se scegli.

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Dare il microfono all’Adulto

Una decisione presa dall’Adulto non è la più giusta in assoluto. È quella che tiene conto dei fatti di adesso, dei tuoi valori e dei costi reali, e non solo della paura di allora. Nel counseling lavoriamo sulla scena concreta: cosa decidi, cosa temi, a chi stai chiedendo il permesso.

A volte la decisione più utile è piccola: il primo passo, non il traguardo.

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Un esercizio: quattro domande all’Adulto

Scegli la decisione che rimandi da più tempo e scrivi, senza correggerti, le risposte a queste quattro domande:

  • Cosa so per certo? Solo i fatti, niente previsioni.
  • Cosa temo? Scrivi la paura per intero: “Se scelgo questo, allora succederà che…”. Spesso, scritta, è meno grande di come sembrava.
  • A chi sto chiedendo il permesso? Un genitore, un partner, una vecchia versione di me?
  • Qual è il passo più piccolo che posso fare entro sette giorni? Non la decisione intera: una telefonata, una richiesta di informazioni, una frase detta.

L’ultima domanda è la più importante. Una decisione grande si prende raramente in un colpo solo: si prende un passo alla volta, come si impara una parte.

DOMANDE FREQUENTI

Domande frequenti sulle decisioni rimandate

Perché non riesco a decidere anche quando so cosa voglio?
Perché sapere cosa vuoi non basta: serve anche il permesso di volerlo. Spesso il blocco non è nella testa ma nel copione, in una regola antica che dice che desiderare qualcosa per sé è egoista, rischioso o “non da noi”.

Come distinguo la paura dall’intuito che mi dice di aspettare?
Una domanda utile: se questa paura sparisse domani, cosa farei? Se la risposta arriva subito, probabilmente è la paura a frenarti. Se invece aspettare ti dà sollievo e non ansia, forse è davvero l’Adulto a dirti che i tempi non sono maturi.

Il counselor mi dice cosa fare?
No. Il counselor non decide al posto tuo, e non sarebbe utile: rimanderesti semplicemente la responsabilità a un’altra persona. Il lavoro è aiutarti a vedere la scena con chiarezza, perché la scelta torni a essere tua.

Posso lavorare su questo online?
Sì. Le sessioni in videochiamata durano 50 minuti, come in studio. Per chi rimanda, togliere il tragitto è anche un piccolo vantaggio: una scusa in meno per non cominciare.

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Se ti riconosci in quello che hai letto, puoi cominciare da una prima sessione gratuita, in presenza a Milano o in videochiamata. Per capire meglio il quadro, leggi Che cos’è il counseling in Analisi Transazionale oppure come funziona il counseling online.

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